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Santa Maria in Valmarina

11/11/2022

Molti antichi edifici hanno cambiato destinazione e proprietario nel corso della loro esistenza e l’abbazia di S. Maria in Valmarina è tra questi. I suoi cambi di pelle nel corso di 900 anni hanno lasciato segni, all’esterno e all’interno della muratura, e ad un osservatore attento raccontano una storia che merita di essere conosciuta. E’ una storia che ancora continua.

In via S. Alessandro, animato centro dello shopping, il tuttora attivo monastero di clausura di S. Benedetto ha la sua origine proprio in Valmarina e nella decisione della badessa di allora, rimasta con una sola monaca in quel luogo isolato, di trasferirsi, a metà del XV° secolo, al riparo delle muraine, unendosi al altre piccole realtà monastiche femminili.

Le Origini

Il nucleo più antico del monastero risale al XII° secolo e si inserisce nella storia del monachesimo femminile che non fu meno importante di quello maschile.
Dopo la nascita, nel 1098, del libero comune bergamasco, nel nostro territorio si insediarono (1117) i monaci vallombrosani che ricevettero in lascito dal comune terreni nella valle di Astino.
Di lì a poco (non se ne conosce la data esatta essendo andati perduti i documenti ma si ipotizza il 1146) un piccolo gruppo di donne, con la vocazione di vivere una vita di preghiera e lavoro, riceve dal Vescovo di Bergamo terreni in Valmarina nei pressi di una piccola chiesa dedicata a Maria.

La clausura, per i monasteri femminili che si ispirano alla Regola di S.Benedetto, è una scelta consigliata dal Vescovo e volentieri accettata, in quanto favorisce il raccoglimento e la preghiera.
Eccezioni sono previste per la badessa, eletta dalle consorelle, quando deve recarsi fuori dal monastero per curarne gli interessi.

Il monastero si ingrandisce

Valmarina si arricchisce ben presto con la dote di professe che provengono, come si intuisce dai cognomi, dalle famiglie abbienti della città e vede aumentare rapidamente il numero delle monache che si avvalgono di manodopera maschile per i lavori più pesanti nonché per le necessarie cerimonie liturgiche: nel 1160 la comunità ha ormai il titolo abbaziale.

Il Rio di Valmarina

Il luogo è appartato ma soleggiato, la presenza di un piccolo fiume, il Rio di Valmarina, garantisce una fornitura costante convogliandone le acque in una grande cisterna, il bosco in cui è presente il castagno fornisce legna e frutti. Dall’inventario leggiamo che nel cortile c’è un torchio, non sappiamo se per le uve o le olive. I terreni più lontani vengono dati in affitto, ricavandone beni per le necessità del monastero.

Muro esterno del dell'abbazia

Castrum Monasterii, viene definito negli antichi documenti e osservandone la muratura ne vediamo chiaramente la natura di edificio fortificato, munito di una torre, oggi demolita, della quale però è ancora possibile vedere il punto di innesto.
All’interno della torre era l’appartamento della badessa, mentre le altre monache avevano a disposizione una grande camerata comune le cui finestre, simili a feritoie, servivano di appoggio per le lampade che dovevano restare accese tutta la notte a segnalare ad eventuali pellegrini o mercanti bisognosi di asilo la presenza del monastero.

Il 2 ottobre 1393 la violenza che dilagava in città si accanisce sul piccolo monastero isolato con l’assalto di una banda di guelfi che uccidono il cane di guardia e bruciano il pesante portone e solo l’arrivo provvidenziale di un gruppo di ghibellini salverà le monache. A questo spavento ne seguiranno altri per le continue scorribande nei primi anni del ‘400 di soldati dei vari eserciti che porteranno alla sofferta decisione di abbandonare questo monastero per una nuova sede in centro alla città.

L'ex monastero oggi

Valmarina oggi

Oggi questo luogo di preghiera e di raccoglimento è la sede del Parco dei Colli di Bergamo, una realtà di circa 5000 ettari, istituito nel 1977 per la salvaguardia di un territorio dalle caratteristiche fisiche e morfologiche eterogenee che racchiude bellezze naturali e architettoniche, tra cui il nucleo storico di Città Alta: un attento restauro ha saputo conservare e restituirci le tracce di questa storia passata, dopo secoli di abbandono e la trasformazione del monastero di Valmarina in cascina agricola. Anche il paesaggio intorno con il terreno che mostra ancora gli antichi terrazzamenti e la presenza del bosco ci ricorda la bella Regola benedettina che ha guidato queste donne: ora e labora.

Note

Le fotografie dell’articolo sono state scaricate dal web. Resto a disposizione qualora l’autore delle immagini desiderasse la citazione o eventualmente la rimozione.

Rosalba Bonalumi
Il piacere di conoscere a fondo la storia di Bergamo e dei molti luoghi interessanti della sua provincia e la passione per la storia dell'arte mi hanno indirizzata verso la professione di guida turistica, che esercito ormai da più di venti anni con immutato piacere. Ho ricoperto l'incarico di Presidente di Bergamo su&giu per sei anni a pentire dalla sua costituzione. La lingua straniera per la quale mi sono abilitata e' l'inglese.

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