"Questo Quarenghi fa per noi delle cose meravigliose”
Tra le prime e più significative realizzazioni dell’architetto bergamasco Giacomo Quarenghi alla corte degli zar a San Pietroburgo, spicca il Palazzo nel parco inglese di Peterhof, un'opera tra le più riuscite (purtroppo distrutta nella Seconda Guerra Mondiale) che ispirerà molte tenute russe successive.

A questo, seguono diversi progetti per i quali la zarina si dimostra pienamente soddisfatta. Sulle rive della Neva, l’architetto valdimagnino realizza l'Accademia delle Scienze, edificio simbolo della vita scientifica, con una facciata pienamente neoclassica di chiara ispirazione palladiana; per celebrare il crescente prestigio commerciale del Paese, Quarenghi disegna la Nuova Borsa, edificio a pianta ovale con portici a colonne doriche.
Con la fioritura del teatro in Europa, anche San Pietroburgo reclama una sala teatrale che viene commissionata al nostro Giacomo Quarenghi. Per il Teatro dell'Ermitage, l'architetto innova la tradizione e progetta la sala rielaborando modelli antichi in chiave moderna; l'anfiteatro è a semicerchio, forma ritenuta più adatta per la visione e per creare un colpo d’occhio scenografico quando la sala è piena. E presso il teatro, il progettista realizza le celebri Gallerie dell'Ermitage, ispirandosi alle logge di Raffaello in Vaticano, e la Sala di San Giorgio al Prestige, grandiosa sala di rappresentanza con imponenti colonne corinzie (purtroppo danneggiata durante un incendio nel 1837). San Pietroburgo è costellata di opere dell'architetto bergamasco la cui affermazione professionale è suggellata dal costante entusiasmo della zarina: "Questo Quarenghi fa per noi delle cose meravigliose".

La malinconia e il richiamo dell'Italia
Nonostante il successo, Giacomo è inquieto e non giosice completamente della posizione raggiunta; se l'architetto è stimato per gli eccellenti risultati ottenuti, l’uomo non si adatterà mai del tutto alla nuova patria. Collerico e ossessionato dal lavoro, prova profonda malinconia per la vita in Italia che è ormai un miraggio, lontana e irraggiungibile. Dalle opere realizzate ottiene più prestigio che ricchezza, ed è tormentato ed inquieto perché costretto a vivere distante da casa; scrive agli amici confessando di non sentirsi soddisfatto e di trovare sollievo solo perdendosi nell’ascolto della musica e nella lettura. In questa difficile fase della vita, il destino lo colpisce duramente. La sua amatissima moglie muore improvvisamente, lasciandolo sconfortato e affranto: l'unico sostegno affettivo su cui poteva contare viene a mancare. E, di lì a poco, a questo lutto se ne aggiunge un altro: muore la sua protettrice, la zarina Caterina II.
Sotto il regno dei successori Paolo I e poi Alessandro I, le committenze diminuiscono, i progetti si diradano e compare sulla scena la concorrenza di una nuova generazione di architetti in via di affermazione. Quarenghi viene criticato dai giovani colleghi per la commistione di stili, alle quali prontamente replica con la sua tipica fierezza che il progettista ha assoluta libertà nella scelta di ordini ed ornamenti: in architettura non esistono dogmi.
Tra le ultime grandi opere spiccano il Manege, un magnifico maneggio coperto per l'addestramento e l'esercizio dei cavalli delle Guardie Imperiali russe, e l'Istituto Smol’njy, del quale l'architetto era particolarmente soddisfatto tanto da ritenerlo la sua opera migliore; qui Quarenghi era riuscito nel difficile intento di creare un edificio neoclassico che si armonizzasse con la preesistente cattedrale barocca progettata da Bartolomeo Rastrelli nel XVIII secolo.
La vecchiaia e l’ultimo progetto
Nel 1810, Giacomo finalmente realizza il desiderio di ritornare in patria e rientra temporaneamente a Bergamo. L'accoglienza è onorevole ma, neppure qui gli sarà possibile ritrovare la serenità. Scopre con delusione che la famiglia aveva disperso i libri e i disegni che l’architetto aveva spedito a casa con l'intento di conservarli. E anche il contesto storico non è a suo favore: in seguito all'invasione napoleonica della Russia, viene emesso un decreto di rimpatrio per tutti i sudditi al servizio dello Zar, e Quarenghi in un primo tempo non obbedisce; per questo, subisce la confisca dei beni e questo provvedimento verrà annullato solo con la caduta di Napoleone.

La disfatta di Bonaparte gli offre l'occasione per l'ultimo atto glorioso della sua carriera: il progetto per l'Arco di Trionfo sulla strada per San Pietroburgo, opera brillante dedicata alla vittoria russa contro l'imperatore francese. Dopo trentasei anni di servizio in Russia, Quarenghi, ormai anziano, affaticato e insofferente al rigido clima russo, desidera solo riposo e tranquillità. Muore il 2 marzo 1817 a San Pietroburgo, dove è sepolto.
L'eredità bergamasca di un uomo eccezionale
Alla morte dell’architetto, il figlio Giulio Quarenghi donò alcuni dei moltissimi disegni presenti nel suo studio allo zar, ma portò in Italia il nucleo più consistente. Nel 1870, il Comune di Bergamo acquistò gran parte di questi disegni dal figlio e li depositò nella Biblioteca Civica – oggi Biblioteca Angelo Mai - che dal 1845 aveva trovato collocazione nel Palazzo della Ragione.
Oggi, il fondo di disegni quarenghiani presente a Bergamo è il più ricco al mondo e i progetti sono custoditi nella biblioteca bergamasca a cui l'artista stesso aveva pensato al culmine della sua celebrità. Nella medesima biblioteca, dal 1995 fino al 2022 è stato attivo un centro di studi chiamato Osservatorio Quarenghi che collaborava anche con istituzioni scientifiche internazionali, per la divulgazione dell'attività del celebre architetto.
Giacomo Quarenghi è stato un uomo da talento e ambizione non comuni che, più di due secoli fa, partendo da una minuscola contrada di Rota Imagna, ha attraversato oltre duemila chilometri per approdare alla corte degli zar in Russia. Quarenghi non ha soltanto lasciato opere architettoniche straordinarie: ha saputo conquistare e mantenere una posizione di spicco in un ambiente straniero ed esigente, contribuendo a ridisegnare il volto della città imperiale di San Pietroburgo.







