Fuori dal Comune

Viaggio al Groeum

02/09/2021

Gromo, bandiera arancione TCI e uno dei borghi più belli d’Italia

Vale proprio la pena visitare questo paese dell’alta Valle Seriana, a 41 km da Bergamo. Innanzitutto per il luogo dove è stato edificato, uno sperone (groeum, grumo di roccia), posto a guardia del Serio, che rende la visione del borgo fortificato uguale a quella di secoli fa.

Due sono le date da tenere a mente nella storia di questo paese: Il 12 Febbraio 1267, giorno in cui la comunità di Gromo, Gandellino e Valgoglio ottiene l’autonomia amministrativa e fiscale da Bergamo come riscatto di crediti di guerra. L’atto solenne, una pergamena lunga e minuta, divisa in 10 parti, è giunta intatta fino a noi. La si può ammirare al MAP -Museo Armi bianche e Pergamene ospitato in Municipio.
E la notte fra l’1 e il 2 Novembre 1666 quando una rovinosa piena del Goglio (un affluente del Serio) distrugge la gran parte dei magli posti sulle sue rive, mettendo in profonda crisi una lunga tradizione di lavorazione del ferro e produzione di lame per armi bianche che risaliva ai Romani e che aveva dato un certo benessere a tutta la comunità fin dall’alto medioevo.

La piazza medievale, aria d’altri tempi

Piazza Dante. Al centro la fontana con il cigno, simbolo del paese e sullo sfondo la torre del castello Ginami

Si deve arrivare a piedi nella piccola e suggestiva piazza Dante per scoprire i principali monumenti di Gromo.
Il Castello Ginami, dal nome della primitiva famiglia proprietaria, è ora un palazzo signorile adibito a ristorante, che conserva la slanciata torre trecentesca in bugnato rustico, praticamente intatta, che ancora fa la guardia sul fiume sottostante.
La vicina chiesetta di San Gregorio un tempo era parte del castello e oggi custodisce il gonfalone comunale. Qui ‘’si faceva parlamento” come attestano i documenti, era dunque sede di assemblea. Sull’altare una tela datata 1625 di Enea Salmeggia, uno dei maggiori pittori seicenteschi di Bergamo, mostra, sotto la Madonna, il paese di Gromo prima della piena del Goglio: un documento prezioso per scoprire come era il borgo.

La bellissima facciata di palazzo Milesi, in marmo grigio venato di Ardesio

Di fronte al castello è Palazzo Milesi, oggi sede del municipio, con la facciata quattrocentesca intatta. Un ritmo simmetrico scandisce armoniosamente il fronte: tre porte ad arco ribassato nella parte inferiore, tre le finestre al primo piano con i profili curvi e in alto tre finestre più piccole. Nel seminterrato vasti locali ospitavano depositi di barre e blocchi di ferro, pronti per essere smerciati. Il palazzo presenta sul fianco due loggiati sovrapposti con eleganti colonne e capitelli decorati con vezzose foglie angolari ripiegate a volute.
Sulla piazza, accanto al municipio, una bella fontana in marmo è sormontata da un cigno, emblema del paese.

Le strade e i vicoli intorno alla piazza

E’ bello perdersi per le viuzze del borgo, tutte in rigorosa pendenza, con le case antiche che vi si affacciano senza apparente simmetria; più su sono visibili il castello del Gananderio, posto su una collina (interamente ricostruito nelle forme di villa castellana), e un terzo castello, del quale non resta che la Torre Cittadini, un manufatto impressionante quanto a dimensione dei blocchi di pietra usati per la costruzione. Non mancano alcune ville in stile Liberty, usate per le vacanze estive dalla ricca borghesia milanese che in Val Seriana aveva fabbriche di tessuti.

Mai sottovalutare le chiese di montagna

La chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Giacomo e Vincenzo

La Parrocchiale, dedicata a San Giacomo e Vincenzo, si trova defilata rispetto al centro del paese; in verità si trova nel cuore di un sistema di direttrici che andavano verso l’alta valle a est, verso Colarete e Valgoglio ad ovest, verso le frazioni Ripa e Boario a sud. La chiesa ha forme romaniche, con un portico a nord, e un anonimo campaniletto. Nulla lascia presagire i tesori che custodisce.
Le due navate laterali sono state ricoperte di stucchi e statue nel ‘600, neanche fossimo in San Martino ad Alzano Lombardo. Colpiscono due polittici ascrivibili al Maestro di Gromo, artista locale attivo alla fine del Quattrocento, con i santi ben inquadrati, però con quelle mani troppo grandi e un po’ rozze. Ancora, sulla navata destra campeggia la Pala di Ognissanti dipinta nel 1545 da Antonio Marinoni di Albino (simile al dipinto omonimo di Antonio Boselli in Santa Maria Maggiore a Bergamo). Si tratta di un’opera commissionata dalla potente famiglia dei Ginami (quelli del castello), con l’intento preciso di ribadire l’importanza del culto dei santi (ve ne sono dipinti una trentina), in contrapposizione con la dottrina luterana.

Il grandioso altar maggiore in stile barocco alpino

Ma è nel presbiterio che lo sguardo s’appunta, provocando esclamazioni di meraviglia: l’altare maggiore del 1645 è interamente in legno dorato. Uno scintillante esempio di Barocco Alpino, quando le chiese di montagna facevano argine anche visivo alla riforma protestante, in nome della chiesa cattolica. Viene voglia di girarci attorno continuamente, per scoprire via via i sorprendenti dettagli: le colonnine binate, le statuette dei santi patroni, la complessa architettura, fino in cima, dove è posto il Salvatore.
Lo sguardo poi si posa sul coro in noce con i suoi 17 stalli intervallati da cariatidi, sopra, la volta, interamente affrescata da Antonio Cifrondi nel 1690, presenta fra l’altro due affreschi a tema addirittura iberico: Santiago Matamoros e la Vergine del Pilar.
Si arriva al termine della visita alla chiesa con un senso di appagamento, ma le sorprese non finiscono qui: conviene andare in sacrestia e farsi aprire gli armadi per vedere sì i paramenti e gli oggetti liturgici, ma sotto, anzi sopra, no, sulla parete di fondo si vede dell’altro. A prima vista sembra impossibile, ci si stropiccia gli occhi, ma… davvero?

Note

Le fotografie dell’articolo sono state in parte scattate da me e in parte scaricate dal web. Resto a disposizione qualora l’autore delle immagini desiderasse la citazione o eventualmente la rimozione.

Bruno Lonni
Sono guida turistica da pochi anni, abilitata in francese e inglese. Fin da giovane ho coltivato la mia passione per l'arte perlustrando il territorio con curiosità.. Mi piace condurre visite guidate stimolanti e coinvolgenti. So adattarmi alle spettative dei miei interlocutori. Il mio motto: far comprendere l'opera d'arte di fronte a sé.

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