Bergamaschi DOC

Gli occhi non mentono

02/05/2022

Racconto liberamente inspirato al ritratto "Vecchio Seduto" di Giovan Battista Moroni

Pietro Spini osservò con attenzione il dipinto che faceva bella mostra di sé sul cavalletto.

Le sopracciglia grigie stavano incurvate sugli occhi quasi chiusi in una fessura. L’olio sulla tela non si era ancora asciugato completamente e in alcuni punti rifletteva la luce azzurra che riempiva la stanza. Aveva nevicato molto la notte precedente e Giovan Battista pensò che sarebbe stato un delitto non approfittare a pieno di quel meraviglioso chiarore e aveva spalancato le tende dello studio. La neve non mancava mai ad Albino durante l’inverno, le montagne rimanevano bianche per diversi mesi fino a quando il sole, terminata la sua latitanza, si ricordava di scaldare la valle con i suoi tiepidi raggi. In sua assenza ci pensavano giupponi e mantelli di lana ad alleviare la morsa del gelo, ma chi poteva permettersi il lusso di stare al caldo, indossava roboni come quello di Messer Spini che era foderato di pelliccia lungo i bordi e intorno al collo. Era nero come il berretto che portava in testa.

Non aveva voluto togliere né l’uno né l’altro mentre stava seduto sulla dantesca durante le sessioni di lavoro. Certo in quella posizione con il braccio appoggiato sul bracciolo, quella manica così ingombrante che arriva a sfiorare la seduta, avrebbe occupato molto spazio sulla tela, ma dopo una vita passata a dipingere ritratti come quello, Giovan Battista sapeva ormai usare a suo favore ogni elemento che aveva di fronte per mostrare ciò che per lui era veramente importante. E così fece.

Aveva da sempre una predilezione per gli sfondi neutri e omogenei, senz'altra figura se non il soggetto. “È preferibile usare il grigio, di una tonalità non troppo chiara. Non c’è niente di meglio per far emergere la figura” soleva dire ai committenti, forse un po’ restii ad accettare tanta semplicità. Alcuni di loro, come i coniugi Spini, chiesero tuttavia che fosse almeno dipinta alle loro spalle una parete, una colonna, un dettaglio che dimostrasse quanto facoltosa fosse ora la loro famiglia.

Ritratto di Vecchio seduto, Giovan Battista Moroni, 1575/76


A Messer Spini tutto questo non importava. Sebbene fosse ben conosciuto non solo in paese, ma anche a Bergamo, dove aveva prestato servizio come tesoriere e consigliere anziano della città, non voleva un ritratto che lo celebrasse in pompa magna. Aveva fatto solo una richiesta a Giovan Battista: di essere ritratto con un libro nella mano. Dopo tutto la poesia e la letteratura erano la sua passione e. se era vero, e Pietro Spini ne era convinto, che Moroni aveva il dono di ritrarre l’anima delle persone, non c’era niente di meglio di un libro per far capire a cosa lui avesse dedicato la sua vita.

A Giovan Battista fu subito chiaro come avrebbe composto il suo dipinto.

Sfondo grigio certo, ma non uniforme, un po’ più chiaro intorno al volto, per farlo risaltare meglio. Era proprio sugli occhi, sulla loro espressione severa e saggia al tempo stesso, che voleva concentrarsi. “Dipingere gli occhi di un uomo è una grande responsabilità, non si tratta di quanto precisi e scrupolosi siano i dettagli, occorre dare loro vita con la luce e con le ombre. Gli occhi sono l’anima di una vita.” Ne aveva fatta quasi una religione e tutti, dai nobili più potenti della città, ai mercanti di Albino sembravano condividerla affidandogli i loro ritratti.
Era il gennaio del 1575 e molti dipinti erano ormai passati dalle sue mani; se le guardò distrattamente. Le vene gonfie si rincorrevano lungo il dorso sotto la pelle, che ormai stanca di essere bistrattata dai pigmenti e dagli oli si era raggrinzita come la buccia di una mela troppo matura.

Passò in rassegna con gli occhi della mente tutto ciò che era riuscito a fare con quelle mani e non poté evitare che le labbra si distendessero verso l’alto anche se solo per un impercettibile istante. Se in quel momento Pietro Spini si fosse girato verso di lui avrebbe visto nei suoi occhi il bagliore del compiacimento e, come gli aveva appena insegnato il suo ritratto, sapeva che gli occhi non mentono.
Note

il testo è un racconto liberamente ispirato al ritratto di vecchio seduto, dipinto di Giovan Battista Moroni del 1575/76 conservato in Accademia Carrara che ritrae probabilmente Pietro Spini

Le fotografie dell’articolo sono state scaricate dal web. Resto a disposizione qualora l’autore delle immagini desiderasse la citazione o eventualmente la rimozione.

Rossana Salvioni
La passione per la Storia dell’Arte e le bellezze artistiche del nostro paese mi ha sempre accompagnata sin dall’infanzia e mi ha portato ad approfondirne lo studio negli anni universitari a Milano, conseguendo la laurea magistrale in Storia e Critica dell’Arte nel 2009. Collaboro con l’Associazione Bergamo Su e Giù come guida abilitata in italiano e Spagnolo da gennaio 2016. Trovo questa che questa professione sia il modo migliore per condividere l’amore per Bergamo e la sua cultura con tutti, italiani e non, che desiderino Conoscere. Solo chi conosce, ama e apprezza. La mia aspirazione più grande è quindi riuscire a trasmettere la bellezza della Conoscenza del nostro territorio e mi dedico con costanza perché chi mi ascolti possa amarlo, come lo amo io.

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