Tutta la mia città

Acqua! Papà, quanto è alta?

02/09/2021

La profondità delle acque è sempre stata una mia mania, da piccola. Qualcosa che mi spaventava e mi attirava al tempo stesso. Povero papà: quando capitava di costeggiare a piedi un canale o quando d’estate, a Riccione, si camminava sul porticciolo, la mia domanda ricorrente era sempre quella…e lui si inventava una risposta il più verosimile possibile.

Il torrente Morla visto dal Parco del Galgario

Ricordi di una bambina...

Roggia Serio in via A. da Rosciate
La Roggia Serio vista da via Alberico da Rosciate

Abitavo in via Suardi, a Bergamo, e ogni giorno, per recarmi a scuola (la vecchia scuola elementare Alberico da Rosciate, che ora si è elevata al rango di Liceo Scientifico Mascheroni), percorrevo il breve tratto che tuttora sovrasta un largo corso d’acqua. Era la mia passione. Proprio lì si interrava, e la spalletta del ponte mostrava un meccanismo di catene arrugginite e strani aggeggi che dovevano servire per regolarne il flusso. E mi gustavo tutta la mia paura nell’osservare quell’acqua limacciosa, spesso impetuosa, che si gettava nel buio per non più riemergere. Da dove veniva? Dove andava? Scoprii poi, molti anni dopo, che era “sua maestà” la roggia Serio, derivata dall’omonimo fiume, che partiva da Albino e concludeva il suo corso dopo circa 20 Km, nelle campagne di Treviolo. Realizzata in età comunale, la Roggia Serio, detta allora Fossatum Communis Pergami, attraversava la città da est a ovest fornendo l’energia necessaria alle attività artigianali della Bergamo medievale e veneziana. E quando Venezia creò, nella prima metà del 15°secolo, la cinta daziaria delle Muraine intorno ai borghi al piano, questa costeggiava per lungo tratto la roggia, e le sei porte che si aprivano nelle Muraine erano dotate di ponti levatoi.

Il ponte di S. Caterina sul torrente Morla

Quando andavo “in centro”, a piedi con la mamma, una tappa d’obbligo era il ponte sul torrente Morla, da cui, guardando giù da un’altezza che mi appariva impressionante, vedevo acqua sporca e movimentata, nel risucchio di una piccola cascata, mista a immondizie di ogni sorta. Non potevo certo immaginare che sotto quel salto, appositamente creato, passasse proprio quell’acqua che spariva sotto il ponte di via A. da Rosciate.

La via Frizzoni correva dritta davanti a noi, e sotto, all’insaputa di chi ci passava, correva anche la roggia Serio, coperta nei primi anni del secondo dopoguerra, come tutta la fitta serie di canali che percorrevano in un lontano passato tutta la città. Povere acque, un tempo limpide, nella chiara luce del sole, dove vivevano gamberetti e piccoli pesci, e che ora scorrono in tunnel bui, senza aria né vita! Si legge che la roggia Serio anticamente fosse navigabile con piccole barche dal fondo piatto, e che, dove oggi sorge il Coin, ci fosse una banchina di attracco e il portello di Zambonate nelle Muraine.

Ed è curioso che proprio il tratto di via Frizzoni, tra ‘800 e ‘900 fosse una piscina comunale, tanto che a gennaio, tra il 1906 e il 1920, vi si svolgeva anche una gara di nuoto per temerari denominata “Cimento invernale”: partenza dalla torre del Galgario e arrivo a Porta S. Antonio, all’imbocco di via Pignolo bassa.

Via Frizzoni con la Roggia ancora scoperta

Avvicinandoci al centro, incrociavamo la via Casalino: si chiama così perché qui c’era un casello di regolazione delle acque, con un raccordo per trasferire acqua dalla Roggia Serio alla Morla, che qui costeggiava la via, nel tratto tra via Madonna della Neve e via Bono. A volte la mamma mi portava al parco Suardi, dove pure ero affascinata dal piccolo canale che vi scorreva: la roggia Nuova (si fa per dire…creata nel 1484!). Detta anche Canale del Raso, era derivata dalla roggia Serio in via Santa Caterina alta, attraversava il centro cittadino ed usciva sotto le Muraine, dove c’era una Torre del Raso (una delle 31 torri delle Muraine) nei pressi dell’attuale piazza Cavour. La partizione delle acque era effettuata grazie agli sbarramenti dei “Moduli di Plorzano”, ora parte di una fontana didattica e decorativa inaugurata proprio nel parco Suardi nel luglio 2008.

La derivazione della Roggia Nuova ai Moduli di Plorzano, tra via S. Caterina e via Barzizza
La derivazione della Roggia Nuova ai Moduli di Plorzano, tra via S. Caterina e via Barzizza

...e oltre!

15 anni: la mia famiglia si trasferì in via Alberto Pitentino (che, guarda caso, fu un grande ingegnere idraulico vissuto a fine 12°secolo); la Morla che, ricordo, usciva da sotto il ponte di S. Caterina e scorreva lungo via Cesare Battisti, era stata coperta da alcuni anni, e il ponte era diventato piazzale Oberdan. Tre anni dopo, nel 1965, era stato inaugurato il Palazzetto dello Sport, ma ancora sopravviveva la vecchia “Nave”, malandata casa di ringhiera, che fu abbattuta solo nel 1985 per far posto all’odierno parcheggio.

Ed ora, che abito a Ranica, cosa vedo durante i lavori del marzo scorso sulla rotonda della strada provinciale? Che sotto vi scorre una vecchia conoscenza…ancora la roggia Serio!  

E il cerchio si chiude!

La “Nave”, malandata casa di ringhiera in via Pitentino. Fu abbattuta per far posto al parcheggio del Palazzetto dello Sport.

Note

Le fotografie dell’articolo sono state in parte scattate da me e in parte scaricate dal web. Resto a disposizione qualora l’autore delle immagini desiderasse la citazione o eventualmente la rimozione.

Tea Tiraboschi
Laureata a Bergamo in Lingue Straniere, ho lavorato come insegnante nella scuola primaria e secondaria di 1°grado. Dopo la nascita del mio terzo figlio mi sono ritirata da questa attività e ho gradualmente scoperto un crescente interesse verso il mondo dell'arte e della storia locale. Dal 2007 lavoro come guida turistica in italiano e inglese, attività che mi piace molto perchè mi permette di stare con la gente e di far loro conoscere storia, curiosità e bellezze del nostro territorio. Sono inoltre specializzata in turismo accessibile grazie ad una specifica formazione con viaggipertutti.it

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