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Il Foro Imperiale di Bergamo Alta

19/11/2025

Una delle fortune che può avere un archeologo nella sua vita professionale è quella di partecipare a un’indagine che cambia la storia non solo di un sito, ma anche di un’intera città: è quello che mi è capitato nel lontano autunno del 2008, poter appunto contribuire insieme ad altri colleghi alla documentazione di uno dei più importanti siti di Bergamo Alta, il foro realizzato nella prima età imperiale.

L'indagine archeologica

Portone di Ingresso del Palazzo del Podestà

In effetti, la localizzazione della piazza principale del municipium romano fino a vent’anni fa era un vero mistero, questo fino agli scavi all’interno del Palazzo del Podestà, che si sono protratti per oltre cinque anni, terminando appunto nel 2008. L’indagine archeologica è stata condotta in più fasi, privilegiando all’inizio la zona centrale dell’ampio androne che si affaccia sul porticato del Palazzo della Ragione fino alla scoperta dei livelli romani, quindi si è proceduto allo scavo stratigrafico delle porzioni contigue ai muri perimetrali, infine a un approfondimento all’interno sotto i piani di calpestio di due ambienti del foro antico. Contemporaneamente sono state effettuate delle indagini in altri ambienti del piano terra del Palazzo del Podestà e nell’area esterna del cortile.

Per il complesso del foro i romani hanno realizzato un ampio cantiere che ha intaccato pesantemente la stratigrafia preesistente fino alla roccia, ragion per cui non si conosce nulla dell’eventuale foro del periodo tardo repubblicano, che pure doveva esistere, vista la romanizzazione della città avvenuta gradualmente nel corso della seconda metà del I sec. a.C.  dopo la concessione da parte di Cesare della piena cittadinanza a tutti gli abitanti della Cisalpina.

Foto generale delle strutture del foro rinvenute nella prima campagna di scavo

Dunque entrando nel portone principale del Palazzo del Podestà si può liberamente ammirare un’ampia area archeologica a due metri di profondità rispetto all’attuale piano di calpestio di Piazza Vecchia.

Soglia di accesso al foro, muro perimetrale, lastricato della strada e del marciapiede (foto da ovest)

Subito si può riconoscere un tratto di strada lastricata orientata est-ovest e dotata di un marciapiede laterale, che si appoggia alle strutture murarie di un lungo edificio, databile all’età augustea, fondato su spessi strati di spianamento e livellamento e costituito da vani rettangolari, affiancati l'uno all'altro secondo una scansione regolare. Delle pavimentazioni originali, asportate in età tardo antica, si conservano solo i livelli preparazione nel vano più occidentale tra quelli rinvenuti nell’atrio del Palazzo del Podestà, costituiti da strati di lastrine di pietra e cocci miste a malta. 

Soglia di accesso e stipite (foto da sud)

Questi ambienti sono da ricondurre a botteghe con funzione artigianale e commerciale affacciati verso la piazza interna a nord, che si raggiunge attraverso un ampio accesso a corridoio, di cui si sono conservati i resti della soglia e dello stipite ovest in pietra di Zandobbio. Il fronte settentrionale di questo corpo di fabbrica è dotato di un portico colonnato, di cui sono state messe in luce le basi di due colonne. L’intera area del foro, complessivamente, doveva svilupparsi a nord fino al Decumano Massimo (che corre sotto l’attuale via Colleoni).

Dai reperti rinvenuti durante gli scavi emerge che gli edifici forensi che si affacciano sulla piazza sono dotati di un significativo apparato decorativo in marmo e stucco: da qui inoltre provengono probabilmente alcuni elementi architettonici pertinenti ad edifici pubblici che vengono demoliti nel corso del medioevo e poi murati in altre strutture di epoche successive, tra cui si distinguono la porzione di architrave con un’iscrizione capitale, […] RON […] , recuperata tra le mura del monastero di S. Grata, il blocco in pietra di Nembro inciso con tre lettere capitali di grosse dimensioni, […] NVS (oggi inglobato nelle fondazione del campanile quattrocentesco della chiesa di Santa Maria Maggiore), i frammenti di architravi rinvenuti nel 1942 durante i lavori di demolizione del teatrino di S. Cassiano e inseriti in un muro dell’ex chiesa medievale, quindi le cornici decorate che limitano il portale d’accesso alla chiesa di San Salvatore. Infine, in analogia con altre città romane, il foro diventa il luogo di autorappresentazione sociale, come emerge da diverse epigrafi onorarie che in origine sono esposte proprio qui.

Per quanto riguarda, invece, gli altri edifici tipici di un foro romano, il tempio, la basilica (sede dei processi) e la curia (sede dei decurioni, gli antichi amministratori del municipium), non sono state ancora rinvenute tracce archeologiche; è probabile, inoltre, che a causa della morfologia collinare di Bergamo Alta ci fosse una certa irregolarità nella loro planimetria e nella loro posizione attorno alla piazza. 

Planimetria generale di Bergamo romana (da AA.VV. 2010, p. 68).

Il tramonto della città romana e del suo foro

Tra il II e il III secolo d.C. sono databili alcuni interventi di ristrutturazione di questi edifici e dell’area circostante, che mantiene comunque la sua originaria destinazione d’uso. Infine, probabilmente già nel corso del V sec. d.C., il foro inizia a vivere una fase di decadenza simile a quella rilevata in altri centri dell’Impero, un processo che è riconducibile a fattori ideologici e politici: innanzitutto, nel 380 d.C. l’imperatore Teodosio impone come religione di stato il cristianesimo suscitando in questo modo una vasta ondata di fanatismo religioso in diverse città dell’Impero a danno di numerosi santuari e templi considerati “pagani” da parte dei cristiani, compresi ovviamente quelli più importanti che si affacciano nei vari fori: le colonne e i marmi degli edifici religiosi tradizionali, se non vengono dispersi o distrutti, posso essere riutilizzati nei cantieri delle basiliche paleocristiane. Anche a Bergamo la comunità cristiana proprio in questo periodo si attiva per costruire la sua cattedrale a sud est del foro, edificio i cui resti archeologici si possono ammirare sotto l’attuale Duomo di S. Alessandro (già S. Vincenzo). A questo primo fenomeno di abbandono e di saccheggio ne segue un altro: infatti, a seguito della caduta dell’Impero Romano d’Occidente nel 476 d.C., si affermano in Europa Occidentale i regni germanici, in Italia gli Ostrogoti prima e i Longobardi poi. Sotto il loro dominio anche a Bergamo decadono progressivamente le istituzioni del municipium e con esse le funzioni dei principali edifici del foro imperiale.

Tramonta così la città romana, mentre ormai il borgo medievale ha la sua nuova piazza, quella appunto della cattedrale cristiana, su cui nel Basso Medioevo, precisamente nel XII secolo, si affacceranno i due principali capolavori dell’architettura romanica, la Basilica di Santa Maria Maggiore a sud il palazzo della Ragione a nord.

Le fotografie dell’articolo sono state in parte scattate da me e in parte recuperate da pubblicazioni. Resto a disposizione qualora l’autore delle immagini desiderasse la citazione o eventualmente la rimozione.

DanieleSelmi
Dopo la laurea in Lettere Classiche, mi sono specializzato in Archeologia presso l'Università degli Studi di Padova; per diversi anni mi sono occupato di indagini archeologiche e storiche, in particolare a Bergamo e in provincia. Mi piace condividere la conoscenza della storia locale con chi visita il nostro territorio ed ho ottenuto l'abilitazione da guida turistica nel 2008 in lingua francese. Collaboro con il Centro Didattico del Civico Museo Archeologico di Bergamo. La mia esperienza di docente nelle scuole superiori mi permette di entrare in sintonia con visitatori singoli e gruppi, specie scolastici.

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